Il Presidente Roda in materia di sicurezza: “Non si può trasformare la montagna in uno stadio di calcio”

04 Aprile 2025

“Non si può trasformare la montagna in uno stadio di calcio”. E’ la sintesi che fa il Presidente della FISI, Flavio Roda, a seguito dei consueti attacchi portati, in maggioranza, dai ‘leoni da tastiera’ sui social, ogni volta che succede un incidente sulle piste da sci, come è successo a Federica Brignone, un paio di giorni fa.
Il copione è sempre lo stesso: un atleta cade e si fa male ed ecco che piovono critiche sulle piste che non sarebbero sicure, sul fatto che non si fa abbastanza per garantire l’incolumità degli atleti, e via discorrendo.

“In realtà – risponde Roda -, si è fatto moltissimo per garantire la massima sicurezza sulle piste da sci, in particolar modo su quelle dove si disputano le gare. Sia a livello internazionale, che nazionale, le piste sono preparate da professionisti che non lasciano niente al caso. La cura del fondo, del manto, la barratura della neve, quando è necessaria, le reti di sicurezza, che si sono moltiplicate negli anni e che tante volte hanno evitato agli atleti danni ben più grossi di quelli che sono capitati. Poi si è lavorato sugli atleti, che sono preparati fisicamente, ormai, in modo altamente professionale. Sono dotati di airbag, uno strumento che salvaguarda in particolare schiena e collo. Si usano le tute antitaglio, per limitare le ferite provocate dagli sci. Si è fatto molto, e si continuerà a fare sempre di più. Ma bisogna avere presente che si tratta di sport outdoor, svolto in un ambiente naturale, che per sua definizione non è liscio come un manto d’erba in uno stadio di calcio, ma presenta irregolarità e imperfezioni. E’ uno sport che prevede la lotta contro il cronometro, e quindi velocità, e la velocità non è del tutto controllabile. Voglio dire – prosegue Roda -, che per quanto si sia fatto in materia di sicurezza, un margine di rischio in questo sport ci sarà sempre”.

“Tra l’altro – aggiunge Roda -, molta parte del lavoro sulla sicurezza realizzato con gli agonisti è stato trasferito a chi pratica lo sci per turismo, aumentando la sicurezza anche di chi non è proprio un atleta. Si veda l’introduzione obbligatoria del casco, ormai entrata nell’uso comune, e il trattamento delle piste che sono sempre tirate al meglio per evitare problemi”.

La bellezza e il fascino degli sport di montagna porta con sé una percentuale di rischio: ciò va accettato da chi vuole godere di panorami incredibili e praticare un’attività sportiva sana, all’aria aperta. Chi frequenta la montagna, e si parla di qualche milione di persone in Italia, lo sa bene e non si siede dietro ad una scrivania criticando e insultando senza neppure conoscere la materia di cui si tratta.

“Ogni incidente che capita per la Federazione è una sconfitta – ha concluso il Presidente -, come succede in questi giorni con Federica Brignone. Soffriamo con lei e per lei, e le siamo a fianco. Però, ci siamo subito rimboccati le maniche per cercare di darle tutto il supporto e l’assistenza che saranno necessari, per aiutarla a tornare più forte di prima. Anche questo insegna la montagna”.

Il Presidente Roda in materia di sicurezza: “Non si può trasformare la montagna in uno stadio di calcio”

04 Aprile 2025

“Non si può trasformare la montagna in uno stadio di calcio”. E’ la sintesi che fa il Presidente della FISI, Flavio Roda, a seguito dei consueti attacchi portati, in maggioranza, dai ‘leoni da tastiera’ sui social, ogni volta che succede un incidente sulle piste da sci, come è successo a Federica Brignone, un paio di giorni fa.
Il copione è sempre lo stesso: un atleta cade e si fa male ed ecco che piovono critiche sulle piste che non sarebbero sicure, sul fatto che non si fa abbastanza per garantire l’incolumità degli atleti, e via discorrendo.

“In realtà – risponde Roda -, si è fatto moltissimo per garantire la massima sicurezza sulle piste da sci, in particolar modo su quelle dove si disputano le gare. Sia a livello internazionale, che nazionale, le piste sono preparate da professionisti che non lasciano niente al caso. La cura del fondo, del manto, la barratura della neve, quando è necessaria, le reti di sicurezza, che si sono moltiplicate negli anni e che tante volte hanno evitato agli atleti danni ben più grossi di quelli che sono capitati. Poi si è lavorato sugli atleti, che sono preparati fisicamente, ormai, in modo altamente professionale. Sono dotati di airbag, uno strumento che salvaguarda in particolare schiena e collo. Si usano le tute antitaglio, per limitare le ferite provocate dagli sci. Si è fatto molto, e si continuerà a fare sempre di più. Ma bisogna avere presente che si tratta di sport outdoor, svolto in un ambiente naturale, che per sua definizione non è liscio come un manto d’erba in uno stadio di calcio, ma presenta irregolarità e imperfezioni. E’ uno sport che prevede la lotta contro il cronometro, e quindi velocità, e la velocità non è del tutto controllabile. Voglio dire – prosegue Roda -, che per quanto si sia fatto in materia di sicurezza, un margine di rischio in questo sport ci sarà sempre”.

“Tra l’altro – aggiunge Roda -, molta parte del lavoro sulla sicurezza realizzato con gli agonisti è stato trasferito a chi pratica lo sci per turismo, aumentando la sicurezza anche di chi non è proprio un atleta. Si veda l’introduzione obbligatoria del casco, ormai entrata nell’uso comune, e il trattamento delle piste che sono sempre tirate al meglio per evitare problemi”.

La bellezza e il fascino degli sport di montagna porta con sé una percentuale di rischio: ciò va accettato da chi vuole godere di panorami incredibili e praticare un’attività sportiva sana, all’aria aperta. Chi frequenta la montagna, e si parla di qualche milione di persone in Italia, lo sa bene e non si siede dietro ad una scrivania criticando e insultando senza neppure conoscere la materia di cui si tratta.

“Ogni incidente che capita per la Federazione è una sconfitta – ha concluso il Presidente -, come succede in questi giorni con Federica Brignone. Soffriamo con lei e per lei, e le siamo a fianco. Però, ci siamo subito rimboccati le maniche per cercare di darle tutto il supporto e l’assistenza che saranno necessari, per aiutarla a tornare più forte di prima. Anche questo insegna la montagna”.